• Frankie Manning e il lindy hop a roma

    Frankie Manning (1914-2009)

     

    Frankie Manning: il Lindy Hop prende il volo

    Siamo alla fine degli anni ’30 del secolo scorso. Immaginate di arrivare al 596 di Lenox Avenue, tra la 140ª e la 141ª Strada, nel cuore pulsante di Harlem, New York City. La via è un fiume di luci. Varchiamo la soglia e saliamo al primo piano: davanti a noi si spalanca la sala da ballo più leggendaria della storia, il Savoy Ballroom. La pista è un oceano affollato di ballerini che ondeggiano all’unisono. L’aria stessa vibra al ritmo travolgente della musica jazz.
    Proprio in quella marea antropologica si scorge un sorriso magnetico, capace di illuminare l’intera sala: è quello di Frankie Manning, il ragazzo che ha cambiato per sempre il destino del Lindy Hop, la danza jazz che più di ogni altra ha rappresentato il XX secolo.

    L’intuizione che sfidò la gravità

    Nato nel 1914 in Florida, Frankie si trasferisce giovanissimo con la madre a New York. Inizia a muovere i primi passi all’Alhambra Ballroom, ma è solo varcando le porte del Savoy che scopre uno Swing mai visto prima. Un modo di ballare unico, che molti definiscono semplicemente “smooth”, fluido.

    Da quel momento, il Savoy diventa la sua seconda casa. Il perimetro in cui non solo balla tutta la notte, ma si allena duramente di giorno insieme ai Whitey’s Lindy Hoppers.

    La rivoluzione arriva nel 1935, durante un’accesa sfida contro il re indiscusso dello swing dell’epoca, Shorty George Snowden, e la sua partner Big Bea.

    Frankie capisce che per vincere serve qualcosa di mai visto prima. Non basta interpretare la musica; serve un guizzo memorabile. Ispirato proprio dal modo in cui Shorty George era solito chiudere i suoi show, Frankie, con un movimento potente e perfetto, fa volare la sua partner Frieda Washington sopra la propria schiena, facendola atterrare davanti a sé. Frieda tocca terra perfettamente a tempo e continua a ballare. In sala il pubblico rimane incredulo, sospeso in un istante di assoluto silenzio, prima di esplodere in un applauso fragoroso.

    È la nascita del primo air step della storia. Non una semplice presa acrobatica, ma un passo coreografico integrato nel flusso del ballo. In quel preciso istante, il Lindy Hop si stacca da terra e prende un volo che non si è mai più fermato.

    Dai riflettori di Hollywood all’ufficio postale

    Il talento cristallino porta rapidamente Frankie Manning alla guida dei Whitey’s Lindy Hoppers, la troupe composta prevalentemente – ma non solo – da ballerini afroamericani, senza dubbio la più formidabile dell’era swing e della storia di questa danza. Con loro conquista i palcoscenici globali e il cinema, lasciando una traccia indelebile nella pellicola del 1941 Hellzapoppin’, la cui scena di ballo è tuttora considerata la più veloce e spettacolare mai impressa su pellicola.

    Ma le mode cambiano, così come i gusti musicali. Nel dopoguerra l’era delle grandi big band tramonta. Frankie continua a esibirsi e scrive persino la musica per il suo nuovo gruppo spettacolo, i The Congaroos.

    Tuttavia, dopo numerosi show, un duro diverbio con Lionel Hampton – che si rifiuta di suonare le sue partiture commentando che i ballerini swing possono ballare su qualsiasi brano – lo spinge a ritirarsi dalle scene. Per ben trent’anni lavorerà come impiegato per le poste americane. Lo swing non è mai uscito dalla sua vita, ma ha smesso di essere la sua professione.

    La magia, però, non scompare mai del tutto. Negli anni ’80 una nuova generazione di appassionati, alla ricerca delle radici perdute dello swing, “ritrova” Frankie. Ormai settantenne, Manning riprende a viaggiare per il mondo, dispensando tecnica ed entusiasmo contagioso a migliaia di nuovi studenti.
    Molti pensano che Frankie abbia ricominciato da zero e che lo swing fosse morto per decenni. In realtà, la scena non si era mai fermata: New York, e Harlem in particolare, hanno sempre custodito l’eredità del jazz ballato. Semplicemente, non era più la musica e quindi il ballo “pop” degli anni ’30 e ’40.
    Frankie Manning vince anche un Tony Award nel 1989 per le coreografie del musical Black and Blue a Broadway.

    Frankie ci ha lasciati nel 2009, a un soffio dal traguardo dei novantacinque anni, consegnandoci l’immagine di un uomo che ha ballato e insegnato fino all’ultimo respiro. Non è un caso che oggi, ogni 26 maggio, giorno della sua nascita, i ballerini di ogni angolo del pianeta si uniscano per celebrare la Giornata Mondiale del Lindy Hop. La sua eredità non è custodita solo nei libri, ma soprattutto nel cuore di ballerini in tutto il mondo.

     

     

    Chi vi scrive ha avuto il privilegio raro di conoscere Frankie Manning. L’ho visto ballare, ma soprattutto ho avuto la fortuna di parlargli a lungo, da New York ai festival internazionali che ci vedevano spesso ospiti insieme. Di lui non si dimenticano la straordinaria umanità e una memoria storica monumentale, capace di far rivivere l’epoca d’oro di Harlem in un singolo aneddoto.

    È questa stessa urgenza storica che oggi guida le lezioni di Lindy Hop a Roma all’interno di Swing Dream Factory. Per noi, la preservazione del ballo non è un esercizio di nostalgia, ma una componente fondamentale del presente: difendiamo la purezza originale e la radice storica del Lindy Hop, lasciando che dialoghi liberamente con le sue evoluzioni contemporanee. Perché per innovare, bisogna prima sapere da dove si viene.
    Ma questa, dopotutto, è un’altra storia. E sarà il racconto di un prossimo articolo.

    Vincenzo Fesi

    (Messaggio del 17 Ottobre 2026)